Gli Spietati

Guardava serio lo schermo in fondo all’ufficio, le mascelle serrate sul grosso sigaro. La folla che festeggiava ed un gongolante ministro in t-shirt lasciavano pochi dubbi: il piano non stava procedendo bene.
“Il capo è al telefono” disse la segretaria all’interfono.
“Non ora, Venus. Trova una scusa”.
“È isterico… Meglio rispondere”.
Rimirò gli stivali incrociati sopra la scrivania, deglutì.
“Passamelo.”
“Questi non erano i patti!” L’urlo gli fece dolere l’orecchio.
“Gli eventi sono in moto, possono ancora essere piegati come da programma.”
“Me ne sbatto dei discorsi! Quel maledetto referendum ha mandato tutto all’aria. Potevi fermarlo, perché diavolo non l’hai fatto?”
“Dato lo scenario, il rischio di scoprire le carte era troppo alto”.
“Scegli tu se affrontare i rischi, o rispondere del fallimento.”
Gli chiuse il telefono in faccia. Era andata bene: aveva ancora tempo. Non molto, ma ne aveva.
“Briefing, subito” disse all’interfono. Venus accorse con il bloc notes.
“Il piano va cambiato. Se la Grecia non accetta l’offerta dell’UE, il default si allontana. Se poi entrano in gioco i russi o i cinesi, è finita. Devi…”
“Scusa” azzardò Venus “perché non lasciamo in pace i greci? Non possiamo proprio evitargli una tragedia di fame e morte?”
La fissò, in un silenzio buio.
Si allisciò i biondi capelli sotto il cappello a larghe falde. “Ha perso la pazienza, lo sai. Ne ha già avuta tanta. Da quasi cinquemila anni non se lo fila più nessuno. Zeus avrà la sua vendetta.”
Lei si arrese. “Ok Apollo, che devo fare?”

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